Estate, tempo di viaggi, tempo di souvenir.

Terminata l’epoca delle cartoline, ormai sostituite da Instagram e Whatsapp, ci rimane almeno il piacere di gironzolare tra le bancarelle di souvenir, storcendo il naso di fronte alla piastrella col proverbio di Alberobello ma sotto sotto incapaci di distogliere lo sguardo dall’immensa varietà di calamite di Londra, Roma, Barcellona, del Giappone e compagnia bella (cosa ci succede in viaggio? cosa???).

Quanto spendiamo in souvenir

souvenir

Un euro, due, forse anche meno: i souvenir di solito impattano poco sulla spesa totale del viaggio.

Ma giusto per darvi un quadro, sapete qual è il giro d’affari in Italia legato ai souvenir? 700 milioni di euro per quasi 18mila imprese che lavorano nel commercio di questo genere di prodotti (dati della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi relativi al 2019).

Roma è la prima per souvenir religiosi, Napoli è imbattuta sulle bomboniere, Milano va forte sugli oggetti d’arte, Venezia è la regina incontrastata dell’artigianato grazie a vetrerie e merletti.

Mangereccio è meglio

souvenir di viaggio

Noi da tempo siamo giunti alla conclusione che, soprattutto in tempo di crisi, ciò che di meglio c’è da infilare in valigia e portare a casa di solito è mangereccio. O per lo meno etilico.

Spezie, te, biscotti, vino, caramelle, bottarga, formaggio, birra: la scelta è vasta quanto il mondo e raramente si sbaglia.

Per esempio, io ho ricevuto una scatola di latta piena di madeleine, proveniente da Cabourg, in Normandia, dove Proust andava fin da bambino alloggiando al Grand Hotel.

madeleine proust

La adoro senza ritegno, così come adoro chi me l’ha portata.

Ma l’elenco è lungo

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Dalla Sardegna siamo tornati con vino, pecorino, buzzonaglia e bottarga a chili. Eravamo così stipati che anche Irene aveva cibo sotto il seggiolino.

Dalla Francia con chili di erbe di Provenza, vino, sidro e formaggi di capra (e una cicala di legno, vabbé. Insomma cosa diamine ci succede in viaggio???).

Dal Trentino con lo sciroppo di fiori di sambuco, litri di succo di mele, una quantità imbarazzante di vino bianco e poi marmellate e pane. 

Se andate a nord una birra artigianale sarà sempre bene accetta, così come un barattolo di marmellata, delle spezie locali, un pacco di biscotti. 

In extremis, va benissimo anche il junk food (dal Giappone mia sorella mi ha portato il Kitkat al te verde!).

Curiosità

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Se invece transitate dall’aeroporto di Londra…beh, questi sono i souvenir più acquistati: indovinate un po’ cosa comprano di più i passeggeri? Biscotti!

Sbizzarritevi ma giù le mani dalla palla di vetro con la neve, su…

P.s. In ogni caso, ala fine la calamita la compriamo sempre!

Booking.com

13 Comments

  1. No, ti prego… non parliamo delle tazze. Mi devo violentare ad ogni viaggio per non comprarle ovunque. E’ una situazione invivibile!!!
    Non ci stanno più in casa e rischio di romperle in valigia……. Ti prego, non parliamo MAI più delle tazze!!!

    • Ho lo stesso problema nei confronti delle suddette (che non devono essere nominate)…non ci stanno più in casa. Ma ora mi ha preso la mania di quelle in metallo…sono così belle…

      • Io, in metallo, ho comprato quella di Starbucks ne primo negozio di Seattle (praticamente il più vecchio mai aperto). Almeno con quella non ho rischiato un disastro in valigia….

  2. Io sono una souvenir addicted…. Faccio diverse collezioni, tra cui, OVVIAMENTE, anche le calamite.
    Però ho le mie fisse pure su queste cose…. le devo comprare io, non farmele regalare. Quelle regalate finiscono sul lato del frigo. Quelle comprate, davanti!
    Idem le matite dei musei/attrazioni/mostre… ecc….Se le compro io, sono intoccabili; se me le regalano, le uso!
    Poi ci sono i quadretti degli artisti locali che non devono essere troppo “classici” e devo avere anche un gatto rappresentato; poi ci sono i cd degli artisti di strada….
    Insomma…. l’elenco è lungo…

    Per i regali, invece, decisamente la cosa che preferisco sono cibi e bevande…..

    (Scusa Ori, in che senso una “cicala di legno”???)….

    Baci baci….

    • Ehheee, io predico bene ma razzolo malissimo! In Provenza quest’estate abbiamo comprato una cicala fatta di legno (è il simbolo della regione) che ora fa bella mostra di sè appesa in terrazzo. In Sardegna avevamo comprato una pecora di ceramica…insomma i souvenir piacciono anche a me, solo devono essere un po’ originali o almeno in linea con i miei gusti, ecco. Vogliamo parlare delle tazze? Quanto sono belle le tazze??? Baci baci a te 🙂

  3. Pingback: Ristoranti stellati in aeroporto: dove si mangia bene tra decolli e atterraggi | Lili Madeleine

  4. Pingback: Souvenir di viaggio: alle calamite preferite i biscotti | Food Blogger Mania

  5. Sono d’accordo con te piuttosto che calamite inutili o ceramiche orribili molto meglio un pensiero culinario .
    A me hanno portato un meraviglioso pesto di pistacchi dalla sicilia , non potevano farmi regalo migliore !!!!!

  6. Parbleu, ma è meravigliosa! Unisce tutte le mie passioni: scatole di latta, biscotti, Proust, il retrò, e un vago e sottile senso di nostalgia perenne… La voglio! 🙂
    E comunque condivido la riflessione sui souvenir, tanto che i miei amici mi dicono che sono un po’ monotematica…

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