Pensate che i fast food a Milano siano uguali a quelli di Torino? Vi sbagliate di grosso.

Lavorando in una redazione di giornalisti torinesi, le differenze tra lo stile di vita meneghino e quello sabaudo balzano agli occhi. E quando non balzano spontaneamente, le evidenziamo noi apposta, giusto per darci reciprocamente un po’ di fastidio e tenere viva quella sana competizione tra Milano e Torino.

Così, alla fine del solito contenzioso, l’ho sfangata invitando il collega sabaudo a scrivere un decalogo nel quale illustrare le differenze tra il fast food milanese e quello torinese.

Ci ho messo più di un anno a convincerlo. Ma poi lui, Francesco Zucco, una delle firme più brillanti del giornalismo italiano, ha sfornato il capolavoro.

Lo trovate qui seguito: leggetelo, riconoscetevi in una delle due fazioni e ridete tantissimo.

–> Fast food americani famosi

Milano vs Torino

milano torino

di Francesco Zucco

Li hanno accusati di massificazione. Di omologazione. Di globalizzazione. Di un sacco di cose che terminano in –zione. Ma loro, i fast food, sono in realtà la prova tangibile che le regole dell’uomo sono più forti delle regole del mercato. E se qualcuno crede che le insegne tutte uguali, i cappellini tutti uguali, le casse tutte uguali, vogliano dire che quei posti sono necessariamente tutti uguali beh, se lo lasci dire: tute bale (trad. it.: la precedente affermazione può essere facilmente smentita da semplici constatazioni di natura empirica).

Bastano 150 chilometri scarsi (o tre quarti d’ora di treno), ovvero quelli che separano il centro di Torino dal centro di Milano, per capire che le differenze ci sono. Oh, se ci sono.

Distinguere un fast food sabaudo da uno meneghino

fast food milano torino

–> Sei già stato da Five Guys a Milano?

Distinguere un fast food sabaudo da uno meneghino è semplicissimo. Basta uno sguardo. Chiunque, se fosse bendato, disorientato e catapultato nel locale di una catena di panini, posto di fronte alla domanda “Torino o Milano?” non avrebbe nessuna difficoltà a rispondere correttamente. A patto di sapere dove guardare.

Per comprenderlo bisogna addentrarsi nella complessa filosofia torinese. Che, in realtà, complicata non è, dal momento che si basa su unico precetto: esageruma nen (trad. it.: non lasciamoci andare ad eccessive manifestazioni di entusiasmo, onde non apparire come i milanesi).

Esageruma nen non è un modo di dire. È uno stile di vita, un comandamento che accompagna tutti i piemontesi dai primi vagiti, insieme alla variante fa nen ‘d cine (trad. it.: non comportarti a guisa degli attori dei film che esasperano emozioni e situazioni per ottenere maggiore coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore).

Il fast food piemontese

fast food milano torino

Anche il fast food piemontese segue ovviamente la stessa regola (e non potrebbe essere diversamente). Il listino prezzi è uguale a quello di tutte le altre città, la lista dei panini anche, le offerte speciali sono le medesime. Ma lo scaffale dei panini è rigorosamente vuoto. Non c’è nulla. Anche all’ora di punta, chiunque domandi quel panino famosissimo, conosciuto in tutto il mondo, che ordina un cliente su due, si sente immancabilmente rispondere: “Aspetti un attimo, arriva subito”.

Perché? Semplice. Perché il cibo non si spreca. Si cucina solo quando viene richiesto. E non importa che si debba aspettare. Mica si poteva sapere che il cliente sarebbe entrato proprio adesso a chiedere proprio quel panino (anche se sono le 13.30 e il panino in questione è il più venduto di tutte le terre emerse). Lo spreco, a Torino, è sinonimo di spatuss (trad. it.: ostentazione di ricchezza volta a marcare una vera o presunta superiorità rispetto al prossimo). E lo spatuss  è il male assoluto, in Piemonte. Non è un insulto: è una sentenza. Non di morte, perché sarebbe esagerato (si ricordi il comandamento principale); ma comunque una severa condanna.

Il fast food meneghino

fast food milano

A Milano… beh, a Milano è un’altra storia. Entrare in fast food milanese equivale a varcare un portale dimensionale con il quale si viene catapultati all’interno di una fabbrica della Ford degli anni ’10. Tutto è improntato all’efficienza, alla velocità.

L’invito mosso nei confronti del cliente, per dirla alla torinese, è uno solo: gaute da le bale (trad. it.: cerca di incrementare la rapidità delle tue azioni evitando di intralciare la naturale catena degli eventi). Il cliente può domandare un panino con 7 varianti non comprese nel menù, inclusa panna acida e sale rosa dell’Himalaya: è pronto s-u-b-i-t-o. Ed è misteriosamente a due passi da chi sta servendo l’avventore.

Non bisogna perdere tempo. Ogni minuto in più passato a servire vuol dire un cliente in meno che viene servito. Ovvero, meno fatturato. E questo, per un milanese, è intollerabile.

fast food milano

E i clienti si allineano all’impostazione. È possibile vedere gente in fila, sudaticcia come uno studente in attesa di passare all’orale della maturità, guardare il menù nello stesso modo in cui si dava l’ultima sbirciata al libro di testo prima dell’interrogazione. Perché quando l’individuo che sta sotto il cappellino chiederà “Per lei, signore?” non bisognerà avere la minima incertezza. Le incertezze fanno perdere tempo. Il tempo è fatturato. Il fatturato non va perso (va fatturato, appunto).

 Si possono vedere coppie che litigano perché uno dei due mostra segni di indecisione. Padri redarguire figli. E anche figli redarguire padri, perché il fatturato se ne frega anche della catena di discendenza.

Tutto, nel locale, trasuda efficienza. E, per farlo, deve trasmettere l’idea che tutto sia pronto, a portata di mano. Una generale immagine di abbondanza. In Piemonte, tutto questo si dice fè ij blagheur (trad. it: sfoggiare la propria capacità economica, anche oltre le effettive possibilità, sperando di suscitare negli astanti un sentimento di invidia).

Ed è l’unica cosa peggio dello spatuss.

Nota metolodogica per piemont-grammar-nazi

Nota metodologica per piemont-grammar-nazi (ci siete, oh se ci siete!): per il seguente articolo si è utilizzata una grafia piemontese il più possibile vicina all’italiano, senza seguire le regole della trascrizione corretta, che ai più non avrebbe reso l’idea dell’effettiva fonetica. E se a qualcuno non va bene, tutto quello che posso dirgli è: gaute la nata (trad. it. rimuovi, come si farebbe con tappo, l’ostacolo che ti impedisce di comportarti con maggiore scioltezza e semplicità).

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