Perché il #ProgettoTrasloco non finisce anche quando tu pensi che sia finito

progetto traslocoQuesti siamo io e il mio compagno il glorioso giorno del trasloco, dopo che l’impresa ha terminato di scaricarci in casa una valanga di scatoloni, scatole e pacchetti.

Era il 14 dicembre 2015, un lunedì.

Pensavamo beati e ingenui, come due innamorati alle prime armi: “Ora abbiamo tutte le vacanze di Natale davanti per sistemare casa: entro l’Epifania grande festa di inaugurazione“.

Ingenui, appunto.

Perché il Progetto Trasloco non finisce con il trasloco (leggi qui tutte le puntate precedenti).

E almeno una decina di quegli scatoloni che vedete nella foto in alto sono ancora esattamente lì: intatti, davanti alla finestra del soggiorno, in attesa che una mano benevola venga a riportarne alla luce i tesori interni come Howard Carter fece con la tomba di Tutankhamon nel 1922.

Peccato che molti contengano libri e noi non abbiamo ancora una libreria (siamo in attesa di un preventivo da Novamobili, che ha cose bellissime ma ci inquieta il sospetto che possano chiederci la stessa somma pagata per tutta la casa…).

Oltre a un armadio.

Ah, anche gli scaffali che abbiamo comprato da mettere sopra la lavatrice (che a proposito, ci è arrivata dopo tre settimane insieme alla lavastoviglie e al forno) sono ancora da montare.

Così come un lavandino.

E in cucina ci manca un pensile (così come in bagno).

Però da una settimana abbiamo la luce in tutte le stanze della casa, quindi ho potuto togliere l’abat jour dal bagno (cosa che rendeva molto suggestivo farsi la doccia).

Ma questo è il bello.

Entrare pian piano in una casa e costruirla man mano insieme a nuove abitudini.

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