Perché Cascina Ovi cambierà per sempre il vostro concetto di ristorante di pesce

Cascina Ovi Segrate (17)Perché mai un milanese dovrebbe prendersi la briga di andare fino a Cascina Ovi a Segrate se avesse voglia di mangiare pesce?

Bella domanda.

Ci sono tanti posti anche a Milano dove si mangia bene (qui per esempio), perché attraversare la città per andare a finire in un ristorante a Segrate?

Che poi, cosa c’è a Segrate oltre alla sede della Mondadori?

C’è Cascina Ovi, per l’appunto (in via Olgia 11).

Un posto che qualcuno potrebbe prendere per un ristorante sardo e invece no, è un ristorante di pesce con una cucina fatta da sardi, che è diverso.

Anzi, di sardi provenienti da Cagliari, quella città porto di mare che è anche “l’unico punto della Sardegna amante del pesce, perché per il resto è un’isola di montanari e il porceddu viene prima di tutto“, mi racconta Francesco Rizzo, socio titolare (gestisce il ristorante con suo zio e la moglie, che per anni, pur essendo sardi, hanno cucinato il pesce in riva a un altro mare, l’Adriatico). “Infatti i cagliaritani in Sardegna sono chiamati sa gattu, il gatto, perchè sono mangiatori di pesce“.

E siccome io questa estate vado proprio a Cagliari, per l’esattezza vicino al mercato di San Benedetto (il mercato civico più grande d’Europa, potete leggerne la storia qui), che guarda caso è dietro la via dove dove è nato Francesco, questa storia me la sono fatta raccontare.

Perché le coincidenze, a volte, non accadono per caso.

E così Cascina Ovi è piano piano entrata nel mio cuore e io dalla piatta Pianura Padana mi sono ritrovata a navigare nel mare. 

Cascina Ovi Segrate

“A parte Cagliari, la Sardegna non è un luogo di pescatori: per mangiare il pesce c’è Cabras con i suoi stagni, dove si fa la bottarga, una delle zone più pescose d’Italia. E Bosa, dove scorre il Temo, l’unico fiume navigabile dell’isola. Poi c’è Carloforte, ma quella è un’altra storia perché sono liguri“.

Ecco perché nel menù di Cascina Ovi c’è il pesce all’acqua di mare, un piatto difficile da trovare altrove e da “non confondere con il pesce all’acqua pazza: è una ricetta tipica di Cagliari, bisogna grigliare il pesce e poi inumidirlo con acqua di mare, così prende la sapidità senza bisogno di aggiungere sale”.

Qui in Cascina lo preparano usando una miscela di acqua, sale e alloro e ripassandolo poi in forno, per ricreare l’effetto nel modo più originario possibile.

Ma fanno anche molto altro, con una filosofia che include alcuni termini per me fondamentali: buona cucina ed essere felici. 

Cascina Ovi avrebbe tutte le carte in regola per trasformarsi in un ristorante da matrimoni: 140 coperti, uno spazio all’aperto, la location antica perfetta per le foto.

La Cascina viene menzionata per la prima volta in un documento del 1346, che cita ‘tra li burghi lochi, cassine, molini e case de li religiosi del contado di Milano‘ che si incontravano lungo la strada tra Lambrate e Pioltello, anche le ‘Cassine de Ove de la Pieva de Segrà’.

Cascina Ovi Segrate

E invece no.

Certo fare matrimoni è redditizio, ma noi abbiamo scelto un’altra strada”, spiega Francesco “Anche se i clienti vogliono mangiare il pesce senza avere un’idea precisa del costo della materia prima, per questo cerchiamo di educarli al gusto, al buon cibo: se qualcosa costa poco devi sempre chiederti perché“. 
Qui le aragoste arrivano dalla Sardegna, così come i carabineros: il tonno da Carloforte, i pesci grandi, come le ombrine, dalla Gallura.  Le ostriche, invece, arrivano dagli allevamenti in Normandia, “ma ce ne sono alcune anche dalla sardegna: però sono diverse da quelle più conosciute, quindi…le mangiamo noi!” [ride, ndr].

Poi si fanno le salsicce, ma la miscela viene preparata da loro e la carne non viene mai comprata dai grossisti: “Abbiamo un allevatore di fiducia a cui portiamo l’aglio schiacciato e i semi di finocchi tostati da noi, così siamo sicuri che il risultato rispecchia le salsicce sarde“.

Sarà un caso che la Sardegna ha un numero di centenari cinque volte superiore al resto d’Italia?

Secondo me no.

Non dopo quello che ho mangiato qui.

Non dopo la tartare di tonno.

Cascina Ovi Segrate

O gli antipasti di pesce (tonno coi pistacchi, ostrica e gamberone cotti nello champagne, zuppa di vongole, baccalà, accompagnato con maionese alla barbabietola).

Cascina Ovi SegrateO il risotto con asparagi di mare, gamberi e bottarga.

Cascina Ovi SegrateE la crema al limone e zenzero, per concludere in leggerezza:

Cascina Ovi SegrateE vi ho già raccontato della cantina? Delle bottiglie di Sassicaia, ma anche Terre Brune, Santadi, Surrau Suddura…

Cascina Ovi Segrate

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