Lampedusa secondo me merita il Nobel: l’isola eh, non l’Italia. Lo meritano i suoi pescatori, che ogni giorno sfidano il mare e tra le onde, insieme ai gamberi e alle cernie, raccolgono persone in fuga da terre troppo ostili, da storie troppo sofferte, da paesi senza speranza. 

Lampedusa ricette
I dammusi, le tipiche abitazioni di Lampedusa

Un piccolo mondo selvaggio e coraggioso

Lampedusa è molto più delle immagini che circolano ogni volta che c’è uno sbarco: è un piccolo mondo selvaggio e coraggioso, circondato dal blu.

E’ un’isola piccola: 20 km di terreno arido, affacciati su un mare brillante. Dalle sue coste, dista meno la Tunisia della Sicilia: è più a sud di Tunisi, più meridionale di Malta, un puntino in quella parte di Mediterraneo che lambisce le coste del nord Africa.

Lampedusa spiagge

E’ stata la geografia a segnare il destino di Lampedusa, facendola nascere approdo naturale per tutti coloro che nel corso nei millenni hanno tentato la fortuna andando per mare: migranti, eserciti, marinai, avventurieri. Prima delle carrette del mare cariche di occhi disperati, sono passati di qui Fenici, Romani, Greci e Arabi.

-> Cosa vedere e dove mangiare in Sicilia Occidentale

Tra spiagge e gite: cosa vedere a Lampedusa

Non è un caso che proprio sull’isola si trovi la Porta d’Europa: un portale alto cinque metri e largo tre, il simbolo di un destino, di un fato, un cancello verso un nuovo mondo e un varco in memoria dei migranti morti in mare.

Questa è sicuramente una delle gite da mettere in programma durante una vacanza a Lampedusa, insieme a una visita al Centro di soccorso e cura delle tartarughe marine gestito dal Wwf.

Non trascurate l’interno: è piatto e selvaggio, con un fascino da fine del mondo molto particolare e scorci a picco sul mare.

A me è piaciuto molto andare al faro di Capo Grecale, sulla punta nord orientale di Lampedusa: è un faro bianco in mezzo al nulla, dal quale guardare il mare ascoltando il rumore del vento. 

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Il faro di Capo Grecale

Soprattutto parlate con la gente, chiedete ai Lampedusani come vivono, il legame che hanno con l’isola: troverete persone di poche parole ma dal cuore grande.

Scriveva il poeta greco Kavafis:

Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta (Itaca).

Le spiagge di Lampedusa

La più famosa è l’Isola dei Conigli, da anni la spiaggia più bella del mondo secondo Tripadvisor: qui veniva a sedersi Domenico Modugno quando passava l’estate sull’isola (dove morì il 6 agosto 1994) e qui depongono le uova le tartarughe Caretta Caretta.

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E poi ci sono Cala Pulcino, Cala Pisana e Cala Galera: tenete conto che le spiagge di Lampedusa generalmente sono molto piccole (a parte l’Isola dei Conigli, che ha comunque un’altra serie di limitazioni visto che per fortuna è tutelatissima). 

Se potete, fate una gita in barca: il mare di Lampedusa ha un colore brillante che le fotografie non rendono (le mie che vedete in questo post sono un po’ sovraesposte ma la luce è accecante).

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Il mare di Lampedusa (visto dalla barca)

Il modo migliore per gironzolare a Lampedusa è affittare uno scooter oppure sfidare il sole e andare in bici (molti hotel e b&b li forniscono agli ospiti). 

Caponate, granite e pesce

I pescatori…se pensate che Lampedusa sia siciliana, commettete un errore: lo è solo in parte. Il dialetto è simile e trovate ottime caponate, granite e parmigiane. Ma come tutte le isole, Lampedusa è il frutto della sua storia, il risultato di una serie di incroci e percorsi.

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Ogni mattina al porto potete andare a comprare il pesce direttamente dalle barche dei pescatori o se preferite trovarlo fresco nei ristoranti. 

Prima di partire riempite la valigia di acciughe sotto sale, con aglio e prezzemolo, al peperoncino, tonno in olio extravergine d’oliva.

–> Leggi anche la meravigliosa storia della Tonnara di Favignana

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Le alici di Lampedusa

Le ricette di Lampedusa

Vi lascio con una ricetta: l’ho chiesta a uno dei pescatori lampedusani incontrati durante il viaggio. E’ la ricetta di un uomo semplice, che conosce il mare e il pesce meglio della terraferma e soprattutto lo ama.

Ragù di triglia

  • 500 gr di triglie rosse pulite
  • 1/2 cipolla di Tropea
  • 1/2 kg di pomodori pachino
  • 1 cucchiaio di estratto di pomodoro
  • 1 manciata di pinoli
  • prezzemolo
  • 10 chicchi di uva passa ammollata in acqua

Fate rosolare la cipolla con 4 cucchiai di olio evo: aggiungete le triglie, i pinoli, l’uva passa e un bicchiere di vino bianco.

Lasciate sfumare, quindi aggiungete i pomodori tagliate a metà e alzate la fiamma.

Quando il sugo inizia a rapprendersi, aggiungete un bicchiere d’acqua, un pizzico di zucchero e un cucchiaio di concentrato di pomodoro.

Fate cuocere per altri 15 minuti finché lo vedete rappreso, quindi spegnete e aggiungete il prezzemolo fresco.

–> 15 piatti da assaggiare se fate una vacanza nel Mediterraneo

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3 Comments

  1. Pingback: Lampedusa: ricette e foto dall’isola che dovrebbe vincere il Nobel | Food Blogger Mania

  2. Questo articolo ė una vera chicca!! Mi hai fatto venire voglia di partire e vedere e gustare queste prelibatezze .
    Il ragu di triglie mi stuzzica parecchio , lo proverō domenica con delle tagliatelle al farro fatte da me..e poi ti diro……
    Grazie mille amica mia ….

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