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Dop e doppioni: Prosciutto di San Daniele batte San Daniele Ham from Canada

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Prosciutto di San DanieleUn po’ di orgoglio patriottico, ché siamo in Italia e se c’è una cosa che sappiamo fare è produrre eccellenti prodotti Dop e Igp. Parlo di delizie come il Prosciutto di San Daniele, per dirne una.

Ma attenzione: il San Daniele che sta in Friuli Venezia Giulia, Italia, non quello di Brampton, Ontario, Canada. Semplificando ancora: il San Daniele Prosciutto non il San Daniele Ham.

Di cosa stiamo parlando? Imitazioni.

Non solo i Cinesi ci attaccano sul fronte pelletteria-moda-lusso proponendo riproduzioni di borse, portafogli, scarpe e abiti. Ora ci si mettono pure i Canadesi, che uno pensa siano un popolo amichevole e tranquillo, dedito alla pesca del salmone selvatico e ai pancakes con lo sciroppo d’acero e invece…

Festa del prosciutto di San Daniele

Quindi, dato che dal 28 giugno al 1° luglio c’è la Festa del prosciutto di San Daniele (qui trovate tutti i dettagli se volete fare una gita), vogliamo fare un po’ di chiarezza?

Partiamo dai numeri.

I prodotti Dop e Igp italiani rappresentano, da soli, il 38 per cento  in valore delle produzioni tutelate dall’unione Europea e generano un fatturato annuo di circa 6 miliardi di euro. Tanto, vero?

Potrebbe però essere di più se non ci fossero le imitazioni a sottrarre margini di espansione e soprattutto guadagno.

Un problema che è, prima di tutto, culturale: far capire che c’è differenza tra originale e imitazione e che tra i due conviene il primo, anche se costa un po’ di più.

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, in collaborazione con AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) si è spremuto le meningi e ha sfornato un’idea originale e geniale.

Ovvero, organizzare una degustazione comparata tra i due San Daniele, per far capire come l’assenza di tutele legislative per le Dop italiane all’estero rende possibile produrre e commercializzare qualcosa che sfrutta un nome italiano ma in realtà è tutt’altro. Non necessariamente cattivo, ma diverso.

Infatti l’azienda St. Maria Foddsltd di Brampton, Ontario, usa la denominazione ‘San Daniele‘ dagli anni ’70 grazie alla registrazione del marchio in Canada: ma i suoi prosciutti sono appunto prodotti in loco, lontani anni luce da San Daniele in Friuli. Peccato che il logo e la grafica utilizzata dall’azienda siano un chiaro richiamo all’Italia.

Come già avevo scritto in relazione all’olio extravergine d’oliva DOP, ciò che contraddistingue un prodotto D’Origine Protetta è proprio il suo territorio di origine. Infatti, una coscia di maiale può diventare un Prosciutto di San Daniele solo a tre condizioni:

  1. deve provenire da maiali allevati esclusivamente in 10 regioni del Centro Nord Italia (Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria)
  2. deve rispettare la lavorazione frutto di un’antica tradizione, che vieta qualsiasi forma di congelamento delle carni e l’aggiunta di additivi chimici e conservanti
  3. la stagionatura deve avvenire a San Daniele, in Friuli Venezia Giulia: perché serve l’aria buona che soffia lì, dove i venti che scendono dalle Alpi Carniche incontrano quelli provenienti dall’Adriatico

Quindi, amici Canadesi, mettetevi una mano sulla coscienza: continuate pure a produrre il vostro ‘ham‘, però cambiategli nome e non rifilatelo come se fosse un prodotto italiano. Dai, noi mica vi tocchiamo lo sciroppo d’acero!

Autore: Oriana Davini

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