Cioccolato belga
File di praline di Tony Leduc

Accostando al termine cioccolato l’aggettivo belga si ottiene il non plus ultra del cibo degli dei: milioni di modi diversi di creare, abbinare, dare forma e colore all’oro nero da cui tutti, in misura diversa, dipendiamo.

In Belgio sanno fare poche cose: cioccolato, birra e patatine fritte, spesso abbinate alle cozze. Ma quando ci si mettono raggiungono l’eccellenza e sfornano maitre chocolatier, mastri birrai (o frati trappisti, a seconda) e friggitori di patatine con la stessa foga con cui i Francesi producono sommelier e noi Italiani chef di grido e pizzaioli.

Quindi non stupisce la notizia che in Belgio vogliano difendere e tutelare il proprio patrimonio enograstronomico. Soprattutto per quanto riguarda il cioccolato.

I maitre chocolatier più famosi del Belgio, infatti, vogliono l’appellazione ‘Chocolat Belge’ e incontreranno settimana prossima gli esponenti del governo per chiedere che la propria arte venga tutelata in tal senso e che i consumatori, quando acquistano una confezione di cioccolato belga, possano essere sicuri di non ritrovarsi per le mani un’imitazione.

E’ esattamente lo stesso meccanismo che tutela altre eccellenze nel campo enogastronomico: lo ‘Champagne francais‘ dei nostri vicini di casa, per esempio, o il ‘Crudo di Parma‘ per rimanere nei patrii confini (ma qui l’elenco sarebbe lunghissimo). Cioè prodotti a fortissimo rischio di imitazione.

In prima fila nella lotta c’è Choprabisco, ovvero l’Associazione Reale Belga dell’Industria del Cioccolato, della Pralina, del Biscotto e della Confetteria. E se considerate che in Europa mangiamo in media tra i 6 e i 10 kg di cioccolato all’anno, capite bene che la questione è scottante. Soprattutto a Pasqua, quando il consumo di cioccolato schizza alle stelle e i maestri sono tutti impegnati nello sforzo di produrre uova di Pasqua decorate come fossero opere d’arte.

Inserire per legge in tutta Europa l’appellazione ‘Chocolat Belge‘ garantirebbe quindi l’acquisto di un prodotto realizzato in Belgio (un paese microscopico dove però si contano 200 cioccolaterie e 2000 tra boutique e musei che ruotano intorno al mondo del cioccolato).

Autore: Oriana Davini

4 Comments

  1. Pingback: Il distributore di patatine fritte al momento: ovviamente in Belgio | Lili Madeleine

  2. Pingback: Cosa mangiare a Bruxelles (non ci sono solo i cavolini!)

  3. Hanno ragione! Abbinato poi con una delle loro birre . . . sali in cielo!!!
    Provare per credere

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