Il panettone di San Biagio al Farmers Market della Certosa di Pavia

San BiagioOggi è San Biagio, protettore della gola: avete mangiato il panettone come vuole la tradizione?

Se sì, bravi, sarete protetti contro i malanni di gola nei prossimi mesi (non è dato sapere quanto duri la benedizione del santo). In caso contrario, non perdetevi d’animo, potrete rifarvi domani al Farmers’ Market della Certosa di Pavia.

Di cosa parliamo? I temi di questo post sono due: la tradizione del panettone di San Biagio, presente soprattutto a Milano e dintorni. E i mercati dei contadini in programma ogni prima e terza domenica del mese alla Certosa di Pavia.

Dice la saggezza popolare: ‘A San Bias se benedis la gola e èl nas‘. E chi sono io per andare contro la tradizione? Quindi la cosa migliore è sfoderare quel panettone avanzato da Natale, portarlo a benedire e mangiarlo a colazione sperando che il Santo sia più potente dell’antinfluenzale.

Oppure, andare domani 3 febbraio, dalle 9 alle 18, alla Certosa di Pavia, dove le eccellenze dell’Oltrepò Pavese e della Lomellina, che sono tante e variegate, si danno appuntamento sottoforma di mercato.

In occasione di San Biagio – il guaritore armeno divenuto vescovo e poi santo (salvò la vita di un bambino facendogli mangiare un pezzo di pane, che scendendo in gola lo liberò dalla lisca che lo stava soffocando) – domani verranno distribuiti gratuitamente panettone artigianale e vin brulè.

Un morso e via, la benedizione scenderà su di voi e la vostra gola, allontanando virus, batteri e varie tentazioni diaboliche (è pur sempre un  santo cattolico…). Poi, mondati da peccati e malanni di stagione, potrete dedicarvi con calma agli acquisti dei prodotti DOP e DOCG in vendita.

Aggiungo una postilla: io il panettone di San Biagio da piccola lo mangiavo sempre, perchè mio nonno si premurava di andare alla prima messa, far benedire quel che di dolce era rimasto in casa (all’occorrenza anche una scatola di Oro Saiwa, tanto il santo non se la prendeva) e distribuirlo poi a tutta la famiglia. Faceva parte di quei riti invernali, come il falò di Sant’Antonio, che rendevano dolce anche la stagione più fredda dell’anno e che si snodava dal significato religioso per assumere contorni più popolari (la salamella al falò di Sant’Antonio non mancava mai).

Solo da adulta ho scoperto perchè si mangia il panettone a San Biagio: il miracolo della lisca c’entra poco in realtà. La tradizi0ne racconta che a Milano viveva un frate chiamato Desiderio (giuro, non è battuta): prima di Natale, una massaia gli portò un panettone da benedire ma lui, preso da molti impegni, le chiese di passare qualche giorno dopo a ritirarlo. Fu così che passò Natale, Capodanno e intanto la massaia non si presentava e Frate Desiderio, un morso oggi e uno domani, finì tutto il panettone. La signora si presentò a chiedere il suo panettone proprio il 2 febbraio, giorno di San Biagio: il povero frate si preparava a restituirle l’involucro vuoto quando si accorse che, per miracolo, era comparso un altro panettone ancora più grande del primo.

Inutile dire che San Biagio era intervenuto e che da quel dì, ogni 2 febbraio, si mangia il panettone.

Autore: Oriana Davini

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