Se vuoi fare il figo usa lo scalognoSe vuoi fare il figo usa lo scalogno‘: parola di Carlo Cracco, uno che ormai è unanimemente considerato un figo spaziale non solo dietro i fornelli ma anche sulle copertine dei magazine (leggete l’articolo di Dissapore sul servizio di GQ) così come in tv nei panni di giudice di Masterchef (lui è quello con lo sguardo tenebroso che parla poco, gli altri sono Bruno Barbieri e Joe Bastianich).

Che la fama di Cracco abbia ormai scavalcato i confini delle migliori cucine è fuori di dubbio: che cosa ne pensino i suoi colleghi chef, invece, è un argomento interessante. Perchè Cracco, due stelle Michelin, è indiscutibilmente bravo e il suo mestiere lo sa fare: ma tutta questa popolarità, come viene presa da chi lavora nella ristorazione?

Una settimana fa sono andata a un incontro organizzato dalla Libreria Egea (quella della Bocconi): c’erano i direttori di svariate guide gastronomiche 2013 (Paolo Marchi di Identità Golose, Davide Paolini de Il Sole 24 Ore e Enzo Vizzari de L’Espresso) e lo chef Antonio Santini, alla guida del Ristorante del Pescatore di Canneto sull’Oglio (Mn). Da ultimo è stato invitato sul palco anche Alessandro Negrini, 32 anni, chef del celebre ristorante di Milano Il luogo di Aimo e Nadia.

La prima battuta di Alessandro, dopo un’ora di conferenza su toni bon ton e diplomatici, me la sono segnata perchè è stupenda: “La nuova guida I Cento di Milano ci ha messo al primo posto tra i ristoranti meneghini – ha chiosato il giovin chef -: e come direbbero molte signore, stare davanti a Cracco è eccitante“.

Ironia a parte, si è aperto il dibattito: “Da giovane cuoco – si è chiesto Negrini – voglio capire se il futuro degli chef è finire in copertina su Rolling Stones o no“. La prima risposta è arrivata dal collega più anziano, Antonio Santini:Quando cammino per strada con Cracco lo fermano in tanti, ma la vera domanda da farsi è questa: quante di quelle persone sono potenziali clienti?“.

Eh sì, perchè qui casca l’asino: un bravo chef che apre il suo ristorante deve innegabilmente essere anche un buon imprenditore. E la parola d’ordine, in questo caso, è fidelizzare. Ci pensa Davide Paolini a chiarire un punto fondamentale: “Bisogna distinguere tra lo chef e il fenomeno mediatico –  sentenzia -: un conto è Cracco, un altro gli spadellatori mediatici che spopolano in tv e sono improponibili“.

Qualcuno sussurra un nome, tra il pubblico corre un brivido elettrico: il tempo però è tiranno e la conferenza è terminata. Bisogna correre a casa perchè inizia la seconda stagione di Masterchef: un successo annunciato, ma visibile solo a chi paga l’abbonamento Sky perchè quest’anno, a differenza della prima edizione, non viene trasmesso su Cielo, il canale in chiaro di Sky. Potere del successo, il format è piaciuto, troppo per regalarlo.

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